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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 1 - E' il cinema, bellezza
Quella voglia di glamour

Se la competizione sulla frontiera delle nuove piattaforme tecnologiche di consumo può suscitare un relativo senso di impotenza, ve ne è tuttavia un'altra che sembra essere vissuta dalla comunità cinematografica con ancora maggiore intensità, fino a ridestare antichi complessi d'inferiorità in ragione - ma si potrebbe pure dire "ad onta" - proprio dei successi conseguiti: la conquista di riconoscimenti internazionali. È dal 2006 che un film italiano non viene ammesso neppure alla short list di nove titoli dalla quale scegliere le nomination candidate a vincere l'Oscar per la miglior opera straniera; mentre l'ultima affermazione in una grande manifestazione risale al Festival di Cannes del 2008, quando vennero premiati Gomorra di Matteo Garrone e Il divo di Paolo Sorrentino (nella rassegna del 2010 è stata invece assegnata la Palma d'oro per la migliore interpretazione all'attore Elio Germano, protagonista di La nostra vita di Daniele Luchetti)12.
Il lungo digiuno dei cineasti italiani affiora spesso proprio nelle riflessioni e nelle analisi sul momento del cinema nazionale e sul suo confortante stato di salute, sollevando disamine contrastanti, non prive talvolta di accenni autocritici rispetto al periodo d'oro che ha visto il film d'autore italiano imporsi nel mondo. Vittorie e premi nelle rassegne e selezioni "ufficiali" sono in effetti target di indubbio peso nella loro funzione di supporto alla promozione, specialmente sui mercati esteri, e al servizio dell'immagine dei singoli operatori e del movimento nel suo complesso.
Certe recriminazioni sulla mancanza di glamour internazionale appaiono, quindi, abbastanza comprensibili e non senza un fondamento. Se considerato solo come tale, sarebbe tuttavia proprio il ritrovato e rinnovato riconoscimento del pubblico, paradossalmente, a non rendere giustizia alle potenzialità e validità del cinema italiano, oltre che alle capacità dei suoi cineasti13.

12Il film candidato all'Oscar 2006, in quanto selezionato fra i cinque titoli finalisti, è stato La bestia nel cuore di Cristina Comencini. A Cannes nel 2008 Il divo di Paolo Sorrentino conquistò il Grand Prix (avrebbe poi ottenuto anche una nomination ai Golden Globe e cinque European Film Awards); Gomorra di Matteo Garrone si aggiudicò il Premio della Giuria; Elio Germano ricevette, invece, quale protagonista di La nostra vita, il Prix d'intérpretation masculine, ex aequo con l'attore spagnolo Javier Bardem.
13In questa ottica si può ricordare un'osservazione del regista francese René Clair (all'anagrafe René-Lucien Chomette; 1898-1981), considerato uno dei primi "maestri" del secolo scorso, in merito alle pellicole più popolari nel primo dopoguerra: «Il pubblico è un fanciullo sempre pronto ad accettare ciò che lo diverte: a volte un'opera eccellente, a volte una sciocchezza. I più grandi successi, in questo momento, non li ottengono forse i film di Chaplin e Fairbanks?». Come annota lo scrittore Stefano Bartezzaghi (vedi nota 5) «Dando troppo credito e attribuendo troppa rilevanza alle classifiche si applicherebbe una logica dei tempi di carestia, quando appare bello chi è grasso».

 

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