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15/01/2010

Un kolossal chiamato FERRERO

Gianfrancesco Turano per L'Espresso

Lo chiamavano Viperetta. Continuano a chiamarlo Viperetta. Massimo Ferrero, 58 anni, si colloca in un punto intermedio fra il western all'italiana e Howard Hughes. Come il tycoon di "The Aviator" di martin Scorsese, Ferrero produce e distribuisce film. Possiede una compagnia aerea la Livingston. Ama insieme il lusso e il riserbo, visto che circola con enormi mercedes dai vetri a specchio  e scansa le dichiarazioni pubbliche. Ma Dio perdona, lui no. E intende tenere fede al suo soprannome.Entro gennaio dichiarerà guerra a Cinecittà Luce a meno che la società del ministero dell'Economia non gli riconosca le spese aggiuntive della cessione della controllata Mediaport-Global media. 1Le 43 sale dei multiplex di Pontedera, Genova, Ragusa, Torino e Padova sino probabiImente l'unica privatizzazione della storia repubblicana che abbia svantaggiato I'acquirente. Al telefono, Gerrero è una furia doppiata in romanesco. «Mediaport mi ha creato danni rilevanti e il Tesoro me li deve riconoscere». L'agitazione del produttore e comprensibile. Dopo avere concIuso l'operazione Mediaport-Globalmedia alla fine del 2008, un mese fa Ferrero si è accordato per I'acquisto dei cinema della Finmavi di Vittorio Cecchi Gori dal tribunale fallimentare di Roma. Il prezzo di 59 milioni di euro va versato entro il prossimo giugno. Questa somma, interamente finanziata da un gruppo di banche, si aggiunge ai 26,5 milioni della valutazione di Mediaport, pari al debito della società. Ferrero, a differenza di Howard Hughes, non nuota nei petrodollari. La leggenda vuole che abbia fatto i soldi con l'export di prodotti caseari negh Stati Uniti. Questo business, in effetti, fa capo a la famiglia della moglie, Laura Sini, che è  socia del marito fifty-fifty nelle varie attività del gruppo: la Blu Cinematografica, che lavora per il cinema e per la tv ("Il Papa buono Giovanni  XXIII'' con Bob Hoskins, "The Expendables con Sylvester Stallone), la Farvem Real Estate, che ha rilevato i multiplex da Cinecittà Luce, ed Ellemme group dove fra i consiglieri figura l'ex deputato Prc Pietro Folena e dove l'ultima produzione è la fiction "Il ritmo della vita" trasmessa da Canale 5, a testimoniare  la genuina impostazione bipartisan tipica dell'ambiente.Per lo più le produzioni del gruppo sono mirate a piccoli film che costano poco e incassano meno. Nella storia recente figurano "Ma l'amore si'' con Anna Maria "Sconsolata" Barbera (2005) e "Tutte le donne della mia vita" con Nicola Zingaretti (2007). Per il 2010, tra febbraio e marzo, sono previsti in uscita "Shadow", un thriller-horror per la regia di Federico Zampaglione, cantante dei Tiromancino, e un teenager-movie di Marco Costa, autore di "Avere 16 anni". Fra i collaboratori della casa in tempi recenti ci sono Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Francesco Venditti e Claudia Gerini.Nei piani di Ferrero, la campagna di acquisizione delle sale cinematografiche serve a creare una filiera dove si passa dal produttore allo spettatore minimizzando i costi. Fra l'altro, la somma fra i multiplex di Mediaport e le sale ex Cecchi Grori da come risultato la nascita del quarto gruppo italiano del settore dopo i tre colossi del grande schermo Warner,  Medusa-Fininvest e Uci.  Questo era nelle intenzioni. Per adesso l'ex direttore di produzione de "La chiave" di Tinto Brass e della "Tragedia di un uomo ridicolo" di Bernardo Bertolucci sembra piuttosto la vittima di un thriller-horror a sfondo  politico-finanziario.Quando Ferrero si è fatto carico di Mediaport, pensava di avere fatto unfavore al governo, che resta uno dei finanziatori principali del cinema italiano attraverso la Rai e il gruppo Cinecittà Luce. In effetti, la privatizzazione dei multiplex di Stato ha consentito al ministro Sandro Bondi e all'allora amministratore unico dell' Istituto Luce, Gaetano Blandini, di sbandierare il risanamento delle finanze del gruppo dall'esposizione che i multiplex di Stato hanno accumulato in pochi anni. Correva il 2003 e il governo Berlusconi 2 quando Ubaldo Livolsi, inventore di Mediaset e guida di Cinecittà Holding, aveva deciso di statalizzare decine di sale cinematografiche contro ogni logica d'impresa. Il risultato è stato un capolavoro del genere catastrotico. Per anni ogni tentativo di regalare la società a un privato è fallito. Quando si è presentato Ferrero, le multisale pubbliche ricavavano 28 milioni di euro e ne perdevano quasi 8. In realtà, la situazione si è rivelata ancora peggiore. I costi della società pubblica erano carichi di consulenze ai compagnucci della parrocchietta, di affitti stellari e di incarichi strapagati a ditte esterne con 700 mila euro all'anno di sole pulizie e servizi amministrativi dati in outsourcing. Il giorno dopo l'acquisto, sulla Farvem di Ferrero sono piombate ingiunzioni di pagamento, cartelle esattoriali, precetti e cause di ogni genere. Le passività impreviste sono stimate in 4-5 milioni di euro e il contratto lascia poche vie d'uscita. Gli extracosti sono a carico dell'acquirente e, in aggiunta, Ferrero si è impegnato a mantenere le sale e i livelli occupazionali (150 addetti) per tre anni. Il conto è presto fatto. Tagliati i rami secchi delle consulenze e restituiti ai proprietari privati i multiplex di Udine, Mercogliano, Fiano Romano e Ottavia (Roma),Mediaport dovrebbe stabilizzarsi su una perdita annuale di 5-6 milioni per un triennio, senza contare le brutte sorprese del contenzioso e della ristrutturazione di alcune sale fatiscenti. Il patrimonio di Farvem, che ha anche proposto agli uomini di Cinecittà di riprendersi Mediaport gratis, non puo sostenere a lungo questa situazione. I beni del gruppo sono stimati in circa 60 milioni di euro di immobili. L'asset principale è il complesso residenziale di via Marco Rutilio, in zona Cinecittà, stimato dalla Banca di Roma 40 milioni di euro, meno della metà degli 86 milioni complessivi da sborsare per le 74 sale Mediaport e Finmavi. Ferrero, peraltro, ha perso il suo principale interlocutore nel cinema di Stato. A maggio del 2009, con la fusione fra lstituto Luce e Cinecittà Holding, Blandini è stato rimosso e poi promosso alla direzione generale della Siae. E, visto che un guaio tira l'altro, anche il fronte Cecchi Gori è agitato. L'ex senatore ulivista, arcinemico di Silvio Berlusconi convertito all'amore del premier, è tornato sulle barricate. Il produttore fiorentino sostiene che i 59,5 milioni di euro promessi da Viperetta per le sale Finmavi sono una svendita rispetto ai 100 milioni di euro di valutazione iniziale e ha denunciato i giudici fallimentari e il collegio dei liquidatori in sede penale a Perugia con la richiesta di bloccare il passaggio dei suoi cinema alla Farvem. Negli ambienti cecchigoriani. un po' viperescamente, gira voce che Ferrero sia la testa di legno di Medusa-Fininvest: in tribunale ha comprato a prezzo vile perché ha comprato tutto, dipendenti inclusi. Ma non ha vincoli di lock-up,come li ha per Mediaport, e se non ce la fa con l'investimento può vendere quando vuole, anche a pezzi. Medusa, che aveva manifestato interesse solo in relazione ad alcuni gioielli come il multisala Adriano, potrebbe partecipare allo spezzatino in seconda battuta e, come bonus ulteriore, non andrebbe incontro ai problemi di antitrust che avrebbe se rilevasse tutte le 31 sale ex Cecchi Gori. Questi sospetti provocano lo sdegno di Ferrero. «Tutti a dire che dietro Ferrero c'è Berlusconi», afferma, « ma dietro Ferrero ci stanno solo i debiti. In Italia chi fa viene subito tacciato di essere un prestanome .Ma io ho incominciato facendo la comparsa a Cinecittà nel 1958 e ho continuato lavorando con Mario Cecchi Gori». Quanto e forse più impegnativo del cinema è il coinvolgimento di Ferrero nella compagnia aerea Livingston, che sfiora i 300 milioni di euro di ricavi nei voli charter ma come tutte le imprese del settore è in equilibrio precario. Se non altro, qui Ferrero non è solo. Livingston fa capo a Fg Holding, dove il produttore è socio di minoranza insieme alla les Med di Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani e sindaco di Napoli in pectore per designazione di Berlusconi in persona. La maggioranza di Fg Holding è in mano all'enfant prodige Riccardo Mocavini, classe 1989. Il sodalizio con Lettieri si è concretizzato, qualche mese fa, con un prestito obbligazionario da tre milioni di euro per acquistare la Casa di cura Nomentana dal commissario liquidatore. A garantire la somma è stata la piccola merchant bank Meridie, fondata da Lettieri insieme all'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte. Ferrero, insomma, investe e diversifica. Si indebita ma non ci sta a farsi mettere in mezzo dal Tesoro. E' chiaro che, per quanto inviperito, non arriverà mai in tribunale. Una transazione sulle passività extra di Mediaport andrebbe bene. Per qualche euro in più.

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