LANGUAGE
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2010
Terza parte – IL MERCATO DEL LAVORO
LA COMUNITA' PROFESSIONALE
Capitolo 6 – Gente d'arte e di mestieri
Il problema dei tassi d’occupazione

Il modesto saggio di utilizzazione (perché di questo in fondo si tratta, più che di vero e proprio tasso di occupazione) della popolazione artistica e tecnica del cinema affiora anche dalla comparazione con quello medio complessivo dello spettacolo e con quelli

degli altri tre comparti - musica, teatro e radio-tv - più affini e rappresentativi. La discrepanza vale con ogni probabilità a indicare anche che in altre aree professionali sia in atto un processo di selezione ancora estraneo in ambito filmico dove, sia che il vento giri a favore sia che si metta in opposizione, sembra prevalere il movimento di erosione delle "finestre" lavorative.
Il fattore davvero ricorrente, quasi costituente del mercato del lavoro cinematografico, resta l'estrema compressione del tasso d'impiego in alcune delle sue componenti artistiche, a partire da quella in assoluto più corposa degli attori, che vanta una quota tale - pari al 55,8% del totale - da assumere un peso specifico predominante sul comparto nel suo complesso. L'esondante rilevanza del parco-attori e l'insostenibile leggerezza del loro saggio d'utilizzazione sono d'altra parte elementi strutturali del sistema-cinema, così come l'enorme distanza che separa la fascia alta degli interpreti più noti e apprezzati (protagonisti del cosiddetto star system) dal resto di una platea di soggetti estremamente ampia. In tutta probabilità è proprio all'alto livello dei compensi riconosciuti agli artisti di primo piano che si deve un compenso medio giornaliero relativamente consistente (è il quarto in assoluto), nonostante una media di giornate lavorate all'anno che si situa al gradino più basso - e non di poco - della scala retributiva.
A descrivere l'interrelazione fra una base di soggetti quasi esorbitante e un'offerta di occupazione inversamente proporzionale come quella che contraddistingue il cinema nazionale contribuisce la suddivisione dei periodi d'impiego e delle classi retributive per decili (che presentano valori inferiori a quelli riscontrati dodici mesi prima per i sette livelli inferiori, con riduzioni per importo di intensità maggiore nelle due fasce centrali: -28,1% e -24,2%).

Se si considera che i valori medi per l'intero complesso di addetti corrispondono a 73,6 in merito alle giornate lavorative annue, a 142,74 relativamente al compenso medio giornaliero e a 10,1 mila euro per quanto riguarda la retribuzione annua, si può rilevare come il confronto proposto dalla distribuzione per decili mostri la capacità dell'ultimo 20% di soggetti (16.172 su oltre 80,8 mila) di compensare - addirittura in eccesso - gli standard di remunerazione giornaliera dell'altro 80% di colleghi e di riequilibrarne quasi del tutto il basso standard retributivo annuo.

FASCE RETRIBUTIVE E CLASSI DI REDDITO
Domanda-offerta d'occupazione e range di remunerazione mostrano d'altra parte di strutturarsi in misure e forme simili in tutte le categorie creative, culturali e di intrattenimento. Il confronto fra l'andamento delle retribuzioni nel cinema e quelli negli altri settori dello spettacolo fornisce negli ultimi cinque anni una rappresentazione pressoché

lineare. Nonostante l'evidente scarsità di opportunità occupazionali e soprattutto economiche che il mercato destina, come si è visto, al 70% circa dei loro protagonisti, le attività cinematografiche continuano di fatto a conservare la migliore media di compensi annui per addetto, dopo il settore radiotelevisivo fortemente imperniato (come quello, sostanzialmente avulso da questo contesto, della gestione degli impianti sportivi) sulle più remunerative prestazioni a tempo indeterminato.
Il tasso d'impiego che segna il limite con l'inoperosità - meno di 8 giornate lavorate all'anno - comporta tuttavia secondo il repertorio contributivo dell'Enpals una remunerazione massima annua (il 99,9% guadagna cioè sempre qualcosa di meno) che si colloca nettamente sotto la soglia di povertà: 660 euro all'anno. E questa condizione è comune a ben il 50% degli iscritti, ossia 40.431 unità. Vi è poi un ulteriore 10% di soggetti (più di 8 mila persone) il cui compenso percepito nell'arco di dodici mesi si posiziona sotto il tetto di 2.335 euro all'anno. La quantità di addetti - oltre 48 mila - che non possono vivere delle sole prestazioni valide ai fini previdenziali è insomma straordinariamente alta e origina problematiche tanto complesse quanto vitali.

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di