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Seconda parte – L’INDUSTRIA E LE SUE RISORSE
L'EVOLUZIONE DEL SETTORE
Capitolo 5 – Le società e l'attività d'impresa
Dai bilanci ai dati strutturali

Secondo quanto già rilevato in passato, appare indubbio che la ricostruzione delle fonti di creazione dei valori economici del settore, ossia di chi e quanto dà vita al cinema, ne alimenta contenuti e business, contribuendo in definitiva a determinarne assetti, equilibri ed evoluzione, pare ribadire in linea generale la lettura convenzionale fornita dal mercato della domanda attraverso i risultati del box office e la frequenza del pubblico al botteghino. Ma gli scostamenti complessivi, connaturati alla stagionale alternanza di opere di particolare successo o insuccesso che caratterizza storicamente il cinema, hanno nei bilanci delle singole aziende riscontri assai diversificati, in ragione anche di condizioni di operatività differenti.
Dall'esame dei bilanci depositati presso le Camere di Commercio emerge ad esempio una divaricazione abbastanza netta fra i gruppi di maggiori dimensioni e le unità che appartengono alle classi di fatturato inferiori. Quasi tutte le società della fascia alta, con ricavi superiori a 60 milioni di euro, hanno ad esempio incrementato nel 2009 il valore della loro produzione; quelle dell'area mediana mostrano una prevalenza di trend in crescita, anche se i progressi appaiono di entità contenuta e non compensano pienamente le contrazioni di proventi; la maggioranza delle aziende più piccole presenta invece il segno meno all'ultima riga dei rendiconti per quanto riguarda sia il saldo fra entrate e uscite sia le variazioni percentuali rispetto all'anno precedente.
Ma è di particolare interesse considerare queste risultanze alla luce delle relazioni che accompagnano stati patrimoniali e conti economici. Pur a fronte di risultati non soddisfacenti, soltanto poche delle imprese minori hanno sottolineato le difficoltà congiunturali con preoccupazione (mentre toni davvero allarmati sono usati dalla totalità di quelle tecniche e di servizi, che lamentano all'unisono la caduta verticale dei prezzi di mercato). L'anno precedente, invece, pur rimarcando con relativa soddisfazione le cifre dell'esercizio 2008, gli amministratori avevano già tradito nelle loro note le attese di una riduzione del volume d'affari per quello in corso.
Il fatto che le relazioni di bilancio vengano redatte a primavera inoltrata ribadisce in sostanza la sensibilità dell'universo delle strutture produttive con fatturati inferiori a 1 milione di euro (oltre 3.600, pari all'83,7% delle società di capitali) alla concomitante tenuta del mercato e al clima di fiducia che vi si respira. È generale e diffuso per esempio l'ottimismo che traspare dalle ultime relazioni e note integrative dei bilanci 2010, con i comparti cinematografici in forte sviluppo fin dai primi mesi.

GRANDI GRUPPI E INDIVIDUALITÀ D'IMPRESA
Emerge di qui l'estremo rilievo e l'importanza essenziale che il ristretto nucleo dei grandi gruppi e delle mini-majors nazionali rivestono nel sostenere l'impegno professionale di tutte le indie più o meno piccole del settore e nell'animare la produzione dell'intera cinematografia. Le loro capacità e propensioni a investire risorse sono gli alimenti che nutrono la filiera imprenditoriale; in via prioritaria sul piano industriale e in seconda istanza su quello artistico e creativo.
Altre indicazioni sulle coordinate strutturali del settore emergono dall'osservazione degli assetti imprenditoriali in un arco temporale più prolungato e dell'incidenza degli scostamenti - soprattutto positivi - registrati attraverso i bilanci annuali sull'attività complessiva realizzata appunto in un periodo di più anni. Anche in questo caso, come nel precedente, si tratta di un elemento caratteristico del cinema italiano e che lo accomuna a quelli di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna (più affini per dimensioni e morfologia) e a quello del resto d'Europa.
Se da un lato si è avuto modo di rilevare nel corso del tempo la discontinuità delle imprese minori di produzione e distribuzione, la cui operatività è legata a progetti o titoli in uscita ad anni alterni - se non a cadenze ancora più rarefatte - dall'altro si registra sul mercato un turnover di aziende costante ma relativamente contenuto, pari in media, ogni dodici mesi, all'1% di quella fascia di circa 750 unità con fatturato superiore a 1 milione e che costituiscono il 16,7% delle società di capitali. A parte questi movimenti pressoché fisiologici - quanto possono esserlo gli scostamenti dei valori a bilancio da un esercizio all'altro - il panorama societario in cinematografia è stato protagonista in epoca recente di una tumultuosa difesa della stabilità della contribuzione pubblica e di un'impegnativa conquista degli strumenti di agevolazione fiscale.
Una significativa modificazione si è manifestata negli ultimi tre anni nel comparto dell'esercizio, al cui vertice si contrappongono con una potenza di fuoco ancora maggiore i due gruppi leader. In ordine al suo corpo produttivo, il cinema nazionale non è invece soggetto da tempo a riassetti di rilievo e come descritto nel secondo capitolo sostiene in larga misura gli investimenti nei nuovi titoli con il ricorso a risorse interne. Il processo di sviluppo generale procede in sostanza per vie autonome in capo alle singole società e ogni prospettiva di crescita è conseguentemente rapportata alle rispettive potenzialità e disponibilità. A eccezione degli accordi con i quali vengono avviate singole coproduzioni, non si riscontrano altre interrelazioni di affari. Le uniche occasioni in cui controllo o proprietà di una casa di produzione o distribuzione sono cambiati riguardano casi isolati e limitati di imprese sull'orlo della chiusura per difficoltà economiche o in via di fallimento.
A segnare le tappe del grande sviluppo del cinema quale industria d'intrattenimento e dello spettacolo sono viceversa - in passato come tuttora - i processi di acquisizione e fusione, attraverso i quali le risorse e le potenzialità delle imprese possono trasformarsi in vantaggi competitivi determinanti, realizzando così il principale obiettivo strategico che guida le operazioni sul capitale. D'altra parte le politiche di Mergers&Aquisitions appartengono a un modello di business che concepisce l'attività cinematografica essenzialmente nel suo ambito industriale e finanziario e che è rimasto finora quasi del tutto estraneo al contesto prima ancora europeo che italiano, dove la concentrazione e l'integrazione verticale delle majors statunitensi continuano a occupare e presidiare oltre la metà degli spazi.
In questa chiave la crescita degli operatori nazionali resta affidata al mercato, in funzione quasi esclusiva dei successi e delle fortune delle singole opere prodotte o distribuite e in corrispondenza delle quali si misurano le variazioni a bilancio delle società.

 

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