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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 2 - Il ciclo degli investimenti
Come cambia l’investimento statale

Si conferma in linea generale la percezione di due ordini di problemi, in senso assoluto e relativo. Da una parte i flussi nel loro complesso mantengono una certa continuità di scala dimensionale, accennando semmai una lieve tendenza di crescita anno per anno; riforma restano nei confronti di quelli generati dagli altri principali Paesi europei largamente inferiori, in un rapporto ad esempio di 1 a 5 con la Francia, di 1 a 4 con la Gran Bretagna, di 1 a 3 con Germania e Spagna. Dall'altro lato il peso del Fus tende a ridursi rispetto agli altri canali di approvvigionamento (nel 2010 si situa poco al di sopra del 50%, mentre nel 2007 era arrivato oltre l'80%) e ad alleggerirsi di conseguenza nella sua sostanziale funzione di programmazione e coordinamento degli interventi, soprattutto per quanto riguarda il supporto al comparto centrale della produzione e a quelli primari della distribuzione e dell'esercizio.

Si tratta di problematiche che, pur con specifiche caratteristiche diverse, investono in verità tutti i settori ai quali è rivolto il sostegno del Fondo Unico. Ma data la rilevanza delle sue attività è il cinema ad accentrare da tempo l'attenzione sull'opportunità di rimodellare le forme di incentivazione e sulla possibilità di migliorarne gli esiti.
A questo proposito appare di esplicito significato il comunicato con cui il MiBac ha reso nota la ripartizione del Fus 2011, in seguito alla sua reintegrazione a 458 milioni. Oltre a riferire che il ministro Giancarlo Galan «ha ribadito la necessità di proseguire nell'elaborazione dei regolamenti riguardanti la razionalizzazione, l'organizzazione e il funzionamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e nella rimodulazione delle norme che regolano l'intervento pubblico nello spettacolo dal vivo», il testo è interamente dedicato nella parte successiva al cinema.
«Il Ministro ha insistito», vi si legge, «per quanto concerne il cinema, sull'opportunità di procedere al più presto alla riformulazione dei meccanismi per l'assegnazione dei contributi percentuali sugli incassi, che meritano un profondo ripensamento, quelli alla promozione, quelli alla produzione e quelli dell'esercizio cinematografico e ai premi di qualità. Per quanto riguarda le realtà nazionali afferenti al FUS cinema, dopo aver confermato la centralità della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, il Ministro ha affermato che Cinecittà deve continuare nell'azione di razionalizzazione dei costi di funzionamento
e focalizzare sempre più esclusivamente le proprie linee di intervento nella tutela e valorizzazione del patrimonio audiovisivo dell'Istituto Luce, nella distribuzione di opere prime e seconde e nella promozione del cinema italiano all'estero.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia, infine, deve continuare a migliorare sotto il profilo dell'efficienza e dell'efficacia, sia nel settore della didattica che nella gestione della Cineteca Nazionale».
Dopo la riforma normativa varata nel 2004 dall'allora titolare del MiBac, Giuliano Urbani, pare insomma presentarsi come sempre più concreta la prospettiva di una nuova riformulazione dei criteri di attribuzione dei contributi Fus al cinema, in merito alla loro ripartizione sia fra i vari comparti sia fra gli obiettivi di destinazione64.
L'erogazione dei fondi statali è stata molto spesso oggetto in verità di accesi dibattiti (non solo in Italia) per l'oggettiva difficoltà nel gestirne la concessione con equilibrio e oculatezza, oltre che - cosa ancora più difficile e complicata - con soddisfazione di tutti i richiedenti, in particolare di quanti non vedono accolte le loro domande. Resta tuttavia determinante quale fattore evolutivo lo sviluppo naturale dei mercati e dei processi produttivi, che porta inevitabilmente a modificare il quadro di riferimento di ogni attività e impone di conseguenza l'aggiornamento delle politiche d'intervento e delle strategie di sostegno. Sotto questo profilo il cinema moderno figura senza dubbio fra i settori multimediali della comunicazione più dinamici e i primi a essere consapevoli della necessità di adeguare la struttura degli strumenti e degli asset di competizione sono gli stessi operatori.

I FINANZIAMENTI ALLA PRODUZIONE
Vitali per la crescita di tutto il cinema, gli investimenti nella produzione continuano a rappresentare il focus di ogni valutazione. È proprio all'impatto della cosiddetta legge Urbani nel supporto dei progetti filmici, e specificamente nel finanziamento delle opere prime e seconde, che l'ultima Relazione sull'utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo dedica una breve analisi, prendendo in considerazione tutti i titoli che hanno ottenuto il sostegno statale (in denaro o con la semplice qualifica di "interesse culturale") a partire dal 2005 e già usciti nelle sale. Dei 116 lavori sovvenzionati per un totale di 52,49 milioni di euro - 18 hanno ricevuto solo il riconoscimento di "interesse culturale" - quelli finiti sotto esame sono stati 55; altri 5 erano ancora in programmazione; 17 erano in attesa della prima uscita; 18 non ancora completati; 21 avevano rinunciato al premio o ne erano stati privati per vizi di forma. Secondo la ricognizione, i 55 film del campione sono risultati in grado di generare un incasso complessivo di 50,4 milioni di euro a fronte di un apporto da parte dello Stato di 24,5 milioni e di esprimere quindi una corrispondenza - assimilabile per certi versi all'indicatore finanziario Roi-Return on Investment - di 2 euro di ricavi per ogni euro di finanziamento.

Ovviamente, secondo quanto si addice costituzionalmente alle opere prime e seconde (definizione attribuita in base al curriculum dei registi autori delle opere e non delle società produttrici), si sono registrati casi di grande successo o insuccesso; eccezioni che la relazione del Ministero annota, sottolineando come confermino «la regola di fondo e che comunque testimonia come in questi ultimi anni si sia avviato un processo più virtuoso nel sostegno alla nuova produzione cinematografica».

Ma una ricerca ancora più approfondita e assai più dettagliata sui risultati delle ultime stagioni di finanziamento alla produzione attraverso i fondi Fus è stata condotta in un secondo tempo dalla Direzione Generale per il Cinema del MiBac e la premessa, a firma del direttore Nicola Borrelli, ne espone apertamente la dichiarazione di intenti: «L'obiettivo di fondo è quello di assegnare allo Stato sempre più un ruolo di stimolo e di regolatore, piuttosto che quello di attore principale. [...] È questo il percorso intrapreso dalla Direzione Generale per il Cinema, a partire dalla "riforma Urbani" in poi: con la dovuta gradualità, la produzione cinematografica italiana è ormai quasi totalmente affrancata dai contributi diretti statali e su questa linea occorre proseguire». Altrettanto esplicite sono alcune considerazioni sviluppate nelle pagine successive, una delle quali - riferita alle misure di incentivazione fiscale, cosiddetta tax expenditure - vale probabilmente a compendio di tutte: «Lo Stato non decide più di "finanziare i film" ma intende "finanziare il cinema" che i produttori vorranno realizzare».
Lo studio - Il Sostegno Statale alla Produzione Cinematografica (2005-2009) - analizza principalmente quattro aspetti.
Prima della riforma Urbani. Nel quinquennio 2000-2004 l'erogazione di risorse pubbliche è ammontata a 463,08 milioni di euro (399,06 milioni per i lungometraggi Ic, ossia di interesse culturale, e 64,02 per le opere prime e seconde-Ops) con rientri all'erario dei finanziamenti concessi per 90,44 milioni, pari al 19,5%, e un importo rimasto a carico dello Stato di 372,63 milioni. In pratica il sistema di garanzia allora in vigore tendeva a trasformare il supporto pubblico in un contributo a fondo perduto: corrispondente al 63,0% del costo di produzione per i titoli Ic e pari all'81% di quello delle Ops. Esaminando il campione dei 570 film sovvenzionati si registra inoltre un "effetto leva" pari a 1,4 (a ogni euro di contribuzione corrispondevano in pratica 1,4 euro di costo di produzione) e un rapporto d'investimento fra capitale privato e capitale pubblico pari allo 0,4 (ad ogni euro impiegato in ciascun progetto l'aiuto pubblico conferiva 40 centesimi). Dopo la riforma Urbani. Nel lustro successivo, 2005-2009, l'assegnazione di fondi pubblici è scesa nettamente del 52,4% a 212,2 milioni (159,6 per i film Ic e 52,5 per le Ops) e l'impatto dei mancati rientri - ancora in corso e quindi materialmente non misurabili - appare in ogni caso assai minore, considerando il monte di stanziamenti già inferiore (251 milioni in meno) rispetto al precedente periodo. Analizzando il campione di 175 film Ic e 125 Ops supportati si rileva un "effetto leva" unitario - nettamente superiore - di 3,4, mentre l'apporto dei capitali non statali rispetto a quelli erogati dallo Stato sale a 2,4 (ogni euro statale è stato versato a fronte di investimenti di soggetti esterni superiori di 2,4 volte). In particolare il gruppo Ic denuncia indici pari a 3,5 e 2,5, mentre quello delle Ops si ferma rispettivamente a 3,1 e 2,1.

Uscita dei film a sostegno pubblico. Dalla valutazione del campione riferito al periodo 2005-2009 è emerso che dei 175 film Ic supportati, 130 sono già usciti in sala e 45 restano ancora in attesa di lancio (31 sono tuttavia progetti di recente realizzazione, andata a compimento fra il 2008 e il 2009): 36 appartengono alla fascia di 123 pellicole Ic che hanno ricevuto un'erogazione in denaro e 9 invece al gruppo di 52 opere solo Ic (cioè senza apporto monetario) e la differenza di incidenza sul totale (rispettivamente del 29,3% contro il 17,3%) denota le maggiori potenzialità di mercato dei titoli che non attingono ai fondi Fus. Peraltro il costo medio di progetto dei film solo Ic, pari a 6,0 milioni, risulta in generale sensibilmente superiore a quello di 4,6 milioni accreditato a quelli assistiti finanziariamente; circostanza che si ripropone se si prende a riferimento l'avvenuta o mancata uscita nelle sale: il preventivo unitario nel primo caso ammonta a 5,2 milioni, mentre nel secondo si ferma a 3,2 milioni di euro.
Sul fronte delle Ops i dati flettono ulteriormente. Quelle in attesa della prima proiezione a un pubblico pagante sono 55 su 125 (44%), ma solo 2 su 22 (9,0%) per i titoli solo Ic contro i 53 su 103 - più della metà (51,5%) - di quelli finanziati. Hanno inoltre assorbito 22,2 milioni di euro dei 52,7 attribuiti complessivamente, con un prelievo medio di 886 mila euro molto inferiore all'assegnazione di 1,5 milioni riconosciuta alle opere già approdate al circuito dell'esercizio. Vale a dire che il 42,0% dei sussidi finisce a lavori con gravi difficoltà a completare il loro ciclo produttivo fino a trovare sbocco sul mercato. Le dimensioni del loro budget medio appaiono d'altronde decisamente minori: 1,22 milioni rispetto a 1,94 milioni di quelli già usciti (il 37% in meno). Sono valori che inducono oggettivamente a valutare la curva di opportunità e il rapporto costi-benefici degli interventi diretti di più piccola entità.
Risultati di sistema. La ricerca mette in rilievo i contestuali progressi conseguiti complessivamente dal film italiano in termini di volumi produttivi, presenze di spettatori, biglietti d'ingresso venduti, ricavi al botteghino, quote di mercato sul circuito d'esercizio (il quale rappresenta peraltro solo una parte dei proventi generati dalla produzione cinematografica, la cui circolazione si avvale di molti altri canali di diffusione: tv, home video, internet, telefonia mobile) rispetto ai prodotti stranieri e in particolare made in Usa.

Con l'opportuna avvertenza che una misurazione in ragione solo dei risultati ecoCon l'opportuna avvertenza che una misurazione in ragione solo dei risultati economici può condizionare la valutazione di comparti ad alto contenuto artistico e culturale. Per gli stessi motivi - e alla luce di quanto rileva lo stesso survey ministeriale - si può tuttavia osservare come la produzione cinematografica sia l'unico ambito dello spettacolo a non ricevere finanziamenti a fondo perduto da parte dello Stato che, a suo favore, eroga solo contributi per i quali vige l'obbligo della restituzione. Applicati agli altri ambiti d'intervento del Fus, i medesimi criteri di analisi sortirebbero in effetti responsi a volte obiettivamente devastanti (per la lirica occorrono 100 mila euro di contribuzione statale per dare vita a una rappresentazione; per la musica classica quasi 50 mila per allestire un concerto), fatta eccezione per il settore circense e degli spettacoli dal vivo che richiama più spettatori e raccoglie maggiori incassi dello stesso cinema65.

Sostegno indiretto. Il finanziamento alle Ops fa parte del cosiddetto sostegno indiretto alla produzione che rappresenta il fulcro dell'intervento statale attraverso i fondi Fus a supporto della realizzazione di nuovi progetti. Negli ultimi cinque anni il suo apporto tradisce un graduale prosciugamento e gli stanziamenti deliberati nel 2009 costituiscono la metà di quelli disposti nel 2005, pari a 73,975 milioni di euro. La media di accoglimento rispetto alle richieste di finanziamento presentate è pari nell'ultimo triennio al 30%; mentre si registra la presenza di istanze avanzate da nuove società (8 nel 2009) dopo due anni privi di new entry66.
A surrogare la ritirata delle forme di sostegno indiretto sono chiamati ora gli strumenti di tax expenditures, che nelle statistiche e nei documenti del Ministero vengono chiaramente riportati quale nuova fonte di investimenti statali.

Sostegno diretto. La produzione filmica è formalmente supportata anche attraverso le modalità del cosiddetto sostegno diretto, definito così perché strettamente collegato ai risultati ottenuti al botteghino. In realtà, si tratta di un'imputazione nominale, dal momento che i contributi vengono assegnati non a integrazione dei capitali privati destinati alla realizzazione di nuovi progetti, bensì a percorso commerciale avanzato, quando ormai l'opera è passata al vaglio del box office.
I finanziamenti sono corrisposti direttamente alle case di produzione nel caso dei contributi agli incassi (calcolati su scaglioni di proventi, in progressione a scalare delle percentuali applicate) e ai responsabili della regia e della sceneggiatura per quanto riguarda quelli assegnati agli autori, in proporzione diretta dell'1,5% dell'incasso ottenuto nelle sale dell'esercizio67.
L'83,0% dei finanziamenti-rimborso, data la loro natura, viene versato a Roma (l'aliquota è il risultato medio fra le quote dell'89,7% degli autori e dell'81,0% delle società produttrici); il 7,7% nelle province toscane; il 4,3% a Milano e il 3,7% nelle Marche. Nel resto d'Italia finisce per essere distribuito solamente l'1,3%.
Sono soltanto due gli autori che nell'ultimo triennio possono vantare una continuità di contribuzione: Pupi [Giuseppe] Avati, con 146,3 mila euro, e Carlo Vanzina (211,6 mila euro). Primo per importo complessivo è il regista Giovanni Veronesi con 298,1 mila euro (152,4 mila nel 2007 e 145,6 mila nel 2009); primatista per importo unitario è invece Neri Parenti, con l'assegnazione di 176,4 mila euro a valere sul 2008, davanti allo stesso Veronesi, a Carlo Verdone (150,3 mila nel 2008) e poi a Massimo Venier (142,9 mila, sempre nel 2008).

IL SOSTEGNO ALLA DISTRIBUZIONE
Dopo la "riforma Urbani" del 2004 non figurano più formule di sostegno alla distribuzione, anche se la contribuzione in base agli incassi (per quanto destinata alle case di produzione) va a premiare indirettamente anche le politiche di mercato e le strategie di lancio e commercializzazione attuate per supportare l'uscita nelle sale dei nuovi titoli. Da notare in ogni caso il graduale assottigliamento delle società produttrici in grado di ottenere per tre anni consecutivi questi ristorni-ristori finanziari. Nel 1997, a valere sul triennio precedente, erano 10; nel 2008 erano diventate 9; nel 2009 sono passate a otto.

GLI STANZIAMENTI ALL'ESERCIZIO
Al comparto dell'esercizio è indirizzata l'unica categoria di incentivazione in conto capitale prevista dal Fus cinema, orientata a finanziare le sale cinematografiche che realizzano lavori di ristrutturazione, adeguamento strutturale e tecnologico. L'adesione degli esercenti appare tuttavia in calo dal 2007 in poi, e nel 2009 sono stati concessi stanziamenti a 116 operatori (-21% rispetto all'anno precedente) per un importo complessivo di 5,75 milioni di euro ( 16% sul 2008). Risulta tuttavia in crescita l'importo unitario dei progetti di miglioramento, con 49,6 mila euro per il 2009 a fronte di 46,6 mila di dodici mesi prima.
Dietro questa media statistica si nasconde peraltro una distribuzione regionale alquanto disparata: in Campania 14 assegnatari hanno compiuto lavori per 68,1 mila euro a testa; in Veneto 11 operatori per 64,2 mila; in Lombardia 27 soggetti per 51,8 mila; in opposizione agli interventi di ripristino degli unici esercenti di Calabria, Trentino e Abruzzo ad aver chiesto e ottenuto fondi statali, per un ammontare degli interventi pari rispettivamente a 29,4 mila, 17,5 mila e 7,8 mila euro. In declino più marcato appare la tipologia alternativa dei contributi in conto interessi, ossia con restituzione del capitale assegnato, cui ricorrono sale in numero sempre minore (25 nel 2009).
Nell'ambito del Fus cinema esiste in verità un ulteriore strumento di sostegno all'esercizio, consistente nella concessione di premi agli operatori delle sale d'essai e delle comunità ecclesiali e religiose. Sono anch'essi contributi ex post, assegnati a stagione completata, ma in considerazione della qualità della programmazione complessiva di film di nazionalità italiana e di riconosciuto valore e interesse culturale. Per questo rientrano a pieno diritto fra le risorse che alimentano il ciclo degli investimenti al servizio della cinematografia nazionale e sicuramente a maggior titolo dei contributi agli incassi, dei quali costituiscono in pratica un esatto contraltare, per quanto i premi legati ai risultati del box office siano stati originariamente istituiti per favorire l'approdo dei cineasti nazionali anche alla fascia di più alto impegno economico e commerciale che contraddistingue la produzione dei blockbuster, di tradizionale appannaggio delle majors straniere.

I FONDI PER LA PROMOZIONE E L'EXPORT
I fondi per le sale d'essai e parrocchiali - che vanno a incidere sul tessuto connettivo del circuito dell'esercizio rappresentato dagli impianti di proiezione dei centri storici, delle comunità urbane e dei piccoli comuni (se si escludono gli schermi che le società di gestione dei multiplex destinano per logiche di mercato a film di questa specifica fascia) - risalgono invece formalmente e amministrativamente ai capitoli di spesa del Fus istituiti per «le attività, manifestazioni e iniziative che si svolgono in Italia e all'estero con la finalità di promuovere il cinema italiano presso il pubblico nazionale e internazionale»68.

Nonostante formino il 77,2% della platea di percettori di contributi alla promozione (percentuale che sale all'82,1% considerando la specifica dotazione sul budget Fus) i gestori delle sale d'essai ricevono il 6,8% delle risorse complessive (8,7% in capo alla disponibilità del Fus) e contano il minor importo medio fra tutti i soggetti delle attività promozionali, settore che contempla in larga misura erogazioni stabili, ossia a ragione sociale, in luogo dei finanziamenti a progetto che caratterizzano il sostegno alla produzione. Data la loro numerosità, in apparenza anche le assegnazioni agli esercizi d'essai potrebbero essere considerate per certi versi stabili; ma in realtà le aggiudicazioni seguono di anno in anno una rotazione abbastanza sensibile: nell'ultimo triennio si sono registrate 1.172 attribuzioni a sale diverse e le 861 contribuzioni del 2009 coprono il 73,4% del totale complessivo.
Contrassegnato decisamente da una continuità superiore è ad esempio il flusso degli altri stanziamenti dell'area promozionale: sui 326 beneficiari dell'ultimo triennio, 278 hanno visto accettare le loro domande di sovvenzione, con una quota di conferme pari all'85,2%. Nell'ambito specifico della diffusione della cultura cinematografica la stabilità nell'ultimo triennio è assoluta.
Gli interventi attraverso i fondi Fus nella stessa area promozionale risultano comunque in coerente adesione - insieme con quelli dedicati alla promozione all'estero del film italiano - alle funzionalità del ciclo di investimenti del cinema nazionale. La quota maggiore di contribuzioni è volta infatti a supportare l'organizzazione di festival, rassegne, premi e cura del patrimonio filmico.

Il supporto agli enti. Così come permane sostanziale l'apporto assicurato agli enti cinematografici "istituzionali": Cinecittà Luce, Fondazione Csc-Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione La Biennale di Venezia per la realizzazione dell'annuale Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Ai capitali di funzionamento di Cinecittà e Biennale concorrono di solito le risorse extra-Fus e i fondi straordinari, ma in ragione del loro afflusso annuale, il capitolo di spesa per le attività promozionali serve molto spesso quale stanza di compensazione, come accaduto per la Sezione Cinema della Biennale veneziana, finanziata con 6,8 milioni di euro nell'ambito del sottosettore promozionale e con 191,2 mila euro nell'area dei progetti speciali.
Per Cinecittà Luce gli stanziamenti negli ultimi tre anni sono provenuti da fonti esterne e nel 2009 la società per azioni nata proprio nel maggio dello stesso anno, dopo la fusione tra Cinecittà Holding e Istituto Luce, ha percepito 15,8 milioni dai fondi Arcus, 3 milioni di euro dai fondi Lotto e 1 milione attraverso la voce di spesa dei progetti speciali, ma a valere su fondi extra-Fus.
Fondazione Csc, da parte sua, dopo essere stata sostenuta interamente dal Fus tra il 2005 e il 2008, ha potuto avvalersi nel 2009 ancora di 10,5 milioni di euro prelevati dal Fus e di 922 mila euro dai fondi extra-Fus capitolati fra i progetti speciali.

L'impulso all'export. Afflitto da una carenza ormai costituzionale di incisività si dimostra invece proprio il segmento volto a sostenere la diffusione all'estero delle opere italiane. Nel 2009 soltanto il 43,4% delle istanze presentate è stato accolto e l'importo complessivo - già di valore ridotto negli anni precedenti - prosegue la sua discesa (-50% nel 2009 rispetto al 2008). Il sostegno all'export continua a rimanere una specie di triangolo delle Bermuda, dove anche le iniziative e i progetti animati dalle migliori intenzioni sembrano destinati ad affondare.

64La riforma di Giuliano Urbani ha preso corpo con l'emanazione del decreto legislativo numero 28 del 22 gennaio 2004, che ha introdotto in particolare il "Fondo per la produzione, la distribuzione, l'esercizio e le industrie tecniche" con nuove regole in merito al reference system (parametri oggettivi di valutazione dei progetti per ridurre gli elementi di discrezionalità), alla disciplina per la dichiarazione di "interesse culturale" (Ic o Icn) e alla quota massima di costo del film finanziabile, ridotta al 50% del mutuo assistito dal fondo di garanzia (mutuo erogato a sua volta a condizione che la società di produzione provi di aver reperito sul mercato il restante 50%, in analogia con il cosiddetto sistema dei grants diffuso a livello internazionale, che prevede l'attribuzione di contributi pubblici - in ragione di 1 a 1 o anche di 1 a 2 - dei capitali privati investiti). Definito anche "legge cinema", il decreto 28 del 2004 è diventato operativo attraverso l'emanazione di 11 decreti d'attuazione.
65Attività cinematografiche in Relazione sull'utilizzazione del Fondo Unico dello Spettacolo 2009 (Sottocommissione di cui all'articolo 8, lettera a, della "legge cinema"), Direzione Generale peril Cinema del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 24 luglio 2010).
66Il rilievo è tratto dallo stesso documento citato nella nota precedente.
67Gli scaglioni per i ricavi al box office sono quattro: fino a 2,6 milioni di euro; da 2,5 a 5,2 milioni; da 5,2 a 10,3 milioni; infine da 10,3 a 20,7 milioni. A ognuno viene applicata una diversa percentuale di contributo, pari rispettivamente a 25%, 20%, 10% e 7%.
68Alla definizione specifica delle attività promozionali è espressamente rivolto l'articolo 19 del decreto legislativo numero 28 del 22 gennaio 2004 ("riforma Urbani" detta anche "legge cinema") in accordo con l'articolo 18 che inserisce nella medesima categoria le associazioni nazionali di cultura cinematografica. Un'ulteriore precisazione è contenuta nel decreto ministeriale emanato dal MiBac il 3 ottobre 2005. Lo stesso provvedimento numero 28 del 2004 dispone che alla medesima linea di finanziamento possano essere attinte le risorse per la realizzazione di varie iniziative specifiche, denominate progetti speciali.

 

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