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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 2 - Il ciclo degli investimenti
Se la mano pubblica trema

Mentre è riuscito a incrementare con notevole dinamismo l'afflusso di capitali privati al servizio delle nuove produzioni, il cinema italiano ha affrontato nel 2010 la stagione più difficile dell'ultimo decennio sul fronte del finanziamento pubblico. In particolare di quello statale e soprattutto per la grave incertezza che ha generato negli operatori l'inabilità a valutare, nell'avvio dei progetti, la possibilità di accedere o meno ai fondi di contribuzione e la dimensione del loro eventuale apporto.
Lo stato di precarietà è durato mesi e si è protratto fino a marzo 2011, fra annunci di tagli, promesse non realizzate di reintegro, clamorose manifestazioni di protesta della comunità cinematografica e rinnovate tanto quanto scontate polemiche sulla funzione, sull'utilità e sui risultati degli aiuti da parte dell'amministrazione centrale alla cultura e allo spettacolo. Alla fine il problema sembra essersi chiuso con l'ultimo impegno assunto dal Governo, che fissa la nuova consistenza del Fus-Fondo Unico per lo Spettacolo amministrato dal MiBac fino al 2013 compreso.
In realtà le condizioni di disagio nelle quali si è trovato a operare il cinema nazionale nell'ultima stagione non appaiono del tutto superate. Complici il lungo ciclo di stagnazione che avvolge l'economia italiana ed europea e una conseguente politica del rigore in merito al contenimento delle spese dello Stato e del suo deficit di bilancio, si è innescato un analogo processo di restrizione sull'ancora più importante bacino di sostegno costituito dagli stanziamenti degli enti territoriali. Il drenaggio dei trasferimenti di risorse dallo Stato a Regioni, Comuni e Province si è sovrapposto infatti alle problematiche connesse alla pratica attuazione di una nuova struttura istituzionale e politica improntata al federalismo e alle contestuali premesse di una maggiore autonomia finanziaria e fiscale dei soggetti pubblici territoriali. Ne è nata una contrapposizione che ha indotto queste amministrazioni a comprimere in prima istanza proprio le erogazioni ai settori culturali e artistici che nell'ultimo quinquennio avevano altrimenti mostrato una confortante tendenza positiva, a promessa di ulteriori sviluppi.
Nel quadro di tante agitazioni e preoccupazioni, si può tuttavia rilevare che almeno sotto due profili le minacce si sono trasformate per il cinema nazionale in grandi chances, in opportunità molto importanti e di assoluto valore.
La prima consiste nella rigenerazione dei rapporti fra tutte le componenti del settore - specialmente fra autori e produttori e più in generale fra gli autori e la narrativa italiana - in uno spirito di comunità artistica ed economica che non si intravedeva da tempo. Il patrimonio del cinema nazionale resta concentrato nella sua gente d'arte e di mercato e l'aver ricostruito e rinsaldato intenti e legami significa riacquisire l'autentico valore aggiunto che ha sempre contraddistinto il film italiano.
Anche nel secondo caso si può dire che la fortuna sia figlia della disgrazia. Perché nelle more dei provvedimenti governativi tesi a decurtare gli impegni di spesa - con i tagli ventilati di conseguenza ai fondi destinati alla cultura - si è profilata pure a un certo punto la sospensione, a breve distanza di tempo dalla sua introduzione, del più incisivo canale di incentivazione pubblica alla produzione cinematografica messo in campo negli ultimi 25 anni (cioè dal 1985, anno di istituzione formale del Fus): il sistema di agevolazione fiscale impostato sugli strumenti del tax credit e del tax shelter. Il ravvedimento con cui il Ministero dell'Economia ha salvaguardato fino al 2013 la dotazione del Fus ha salvato anche, fino ad allora, l'operatività della nuova strumentazione.

L'IMPULSO DI TAX CREDIT E TAX SHELTER
È certo tuttavia che le incertezze sulla sussistenza dei fondi pubblici e sulla loro futura dotazione finanziaria hanno parzialmente compromesso la fase d'approccio e di ricorso degli operatori ai due nuovi strumenti, rendendo meno leggibili le prospettive sulla frequenza e sui volumi, in costanza e normalità di condizioni, del loro progressivo utilizzo. Nonostante la loro formalizzazione risalga al dicembre 2007, si possono infatti considerare operativi pur in forma non integrale - e in via sperimentale, secondo lo spirito della legge istitutiva - unicamente dal luglio 2009, in virtù dei primi decreti attuativi; in forma
completa, invece, soltanto dal gennaio 2010 con l'emanazione di ulteriori misure d'attuazione44.

Nonostante queste pregiudiziali, le risultanze delle prime attività generate dimostrano già la funzionalità dell'adozione delle forme di tax credit (credito d'imposta, a compensare cioè debiti tributari da Ires, Irpef, Irap, Iva, contributi previdenziali e assicurativi con il credito fatturato a seguito di un investimento nel cinema) per favorire il flusso di risorse lungo tutta la filiera cinematografica, e di tax shelter (detassazione degli utili, ossia beneficiando di uno scudo fiscale per la parte di utili investiti o reinvestiti in produzione e distribuzione) per "sollecitare" l'interesse di società o singoli soggetti esterni al settore a partecipare agli investimenti in opere filmiche.
Per quanto riferito a un quadro in corso d'opera e a situazioni in continuo movimento, un primo rendiconto ufficiale è stato redatto dall'Osservatorio dello Spettacolo del MiBac, dal titolo La via italiana al tax credit e al tax shelter per il cinema, dove viene ripercorso in maniera approfondita e molto veritiera pure il tormentato iter legislativo che ha accompagnato la concessione al cinema della nuova tipologia di agevolazione fiscale45.
Alla data del 28 febbraio 2011 si è riscontrata ad esempio la presentazione di ben 517 domande di accesso al credito d'imposta per l'attività di produzione, suddivise fra comunicazioni e istanze finali, che dal punto di vista della procedura amministrativa rappresentano due passaggi distinti, uno preventivo e l'altro consuntivo. L'autorizzazione definitiva a utilizzare l'incentivazione è concessa dopo la verifica del secondo, ma in realtà le imprese possono iniziare a compensare il credito già dopo la prima comunicazione, riservando l'accertamento di eventuali conguagli da parte del MiBac - che amministra il sistema di agevolazione con l'apporto professionale di Cinecittà Luce - in sede di istanza finale.
Le 517 pratiche di tax credit alla produzione riguardano 292 film - 8 dei quali stranieri - per un importo complessivo di 106 milioni di euro, a fronte di un volume totale di investimenti collegati di oltre 1,1 miliardi relativi a tutto il periodo considerato: dal 1° giugno 2008 al 15 luglio 2009 per quanto riguarda la cosiddetta fase di retroattività (per le opere già avviate è stato possibile usufruire della leva fiscale solo in ragione dei costi sostenuti in quel periodo di riferimento) e dal 16 luglio 2009 al 28 febbraio 2011 per la cosiddetta fase di non retroattività e coincidente con la piena operatività delle misure introdotte.

All'intensa adesione alla formula del credito d'imposta ha fatto riscontro nel comparto produttivo l'ancora ridotto approccio alla modalità del tax shelter, oggetto delle richieste di due sole società, quantunque il valore delle due istanze presentate da una di esse - l'importo globale è di 6,1 milioni di euro - ne evidenzi le vistose potenzialità.
L'attività di tax credit è stata invece corroborata da altre 514 domande, avanzate per l'adeguamento tecnologico delle strutture dell'esercizio e per dotare le sale della tecnologia digitale e di connessione satellitare. Si tratta di interventi di riconversione e ristrutturazione avviati da 303 società diverse (con una media di 1,7 sale a soggetto) su un parco complessivo di 760 schermi (1,4 a domanda e 2,3 per ogni azienda di gestione).
Le operazioni di tax credit digitale testimoniano la continuità del processo di trasformazione nell'intero comparto di proiezione. Indicano infatti che oltre ad aver portato alla conversione di 293 sale e 413 schermi lungo il 2010, la digitalizzazione prosegue a ritmi intensi, risultando in corso nei soli due primi mesi del 2011 in ulteriori 221 sale e 327 schermi. A conferma pertanto, come già segnalato nel precedente paragrafo dedicato all'innovazione tecnologica, che l'adeguamento dei complessi dell'esercizio ha ora per protagonisti anche gli impianti monosala e multicinema da 2 a 4 sale. Nel primo bimestre 2011 sono state peraltro depositate nuove comunicazioni per un ammontare di 4,6 milioni.

Del tutto significativo per valutare la portata del fenomeno appare l'importo totale delle risorse investite pari a 66,9 milioni di euro (di cui non si conoscono però le quote specifiche per le sale solo digitali e quelle di pertinenza invece degli impianti adattati anche alla tecnologia 3D), che corrisponde a un impegno capitario delle imprese di 220,9 mila euro e a una spesa destinata a ogni singolo schermo di quasi 88,1 mila euro.

Il ruolo che la leva fiscale può rivestire nello sviluppo della cinematografia nazionale risulta con altrettanta evidenza dall'articolazione del credito d'imposta effettivamente concesso e autorizzato dal MiBac entro la fine del febbraio 2011 a favore dei film italiani prodotti.

Sul complesso del sistema d'incentivazione tributaria il comparto della produzione riveste, come preventivato, un ruolo predominante. Incide per oltre il 70% in termini di entità e nel periodo iniziale di applicazione si è ritagliato un altro spazio, comunque significativo, solo quello dell'esercizio, con una quota del 22,6%. Cumulativamente il loro peso arriva a superare in valore il 93% degli utilizzi.

Rispetto ad alcune perplessità di maniera, e non prive quindi di una certa dose di prevenzione, l'esperienza concreta sul campo si è incaricata di dimostrare inoltre che il settore ha effettuato una consapevole e razionale utilizzazione del sistema di agevolazione fiscale. Come emerge dalla precedente tavola 25 - "La moltiplicazione di sale e schermi digitali" - le spese riconosciute eleggibili in rapporto a quelle sostenute dal comparto dell'esercizio denunciano uno scarto pari allo 0,52%.
Altrettanto trasparente si mostra il ricorso nell'ambito della produzione, dove le richieste di autorizzazione a fruire del credito d'imposta (tavola 35) è stato pari a 103,1 milioni di euro. Di questi, 50,4 sono stati definitivamente riconosciuti eleggibili a fine 2010 e 57,0 sono stati effettivamente utilizzati nel biennio dalle società, in compensazione dei debiti maturati verso l'erario. L'importo già utilizzato è superiore - in attesa degli eventuali conguagli finali - a quello autorizzato proprio perché l'opportunità di cominciare a compensare i crediti d'imposta già nel corso dell'espletamento delle procedure costituisce uno dei principali benefici degli incentivi alla produzione.

A fronte di un "fabbisogno" compreso fra 50 e 60 milioni di euro per l'effettiva copertura finanziaria delle agevolazioni sia per il 2009 sia per il 2010, i film incentivati nel biennio hanno peraltro già avviato il loro processo di commercializzazione, cominciando a generare ricavi imponibili e di conseguenza entrate per le casse dello Stato sotto forma di imposte dirette e indirette.
Un congruo apprezzamento della funzionalità dei dispositivi di sostegno (pur in un periodo di validità della norma frammentario e minacciato di discontinuità) deriva in ogni caso dal confronto tra i film prodotti in assenza delle opzioni di supporto tributario e quelli realizzati in tempi di leva fiscale operante. Una indicazione proviene dall'ammontare totale degli investimenti dichiarati dalle case di produzione nelle 292 opere per le quali sono state chieste una o più forme di tax credit (per il totale di 517 domande presentate al MiBac fino al 28 febbraio 2011, secondo i dati dello stesso dicastero): 1,1 miliardi. La media delle risorse investite in ciascun film risulta di 3,80 milioni, situandosi a un livello nettamente superiore a quella riscontrata per la globalità delle pellicole realizzate nelle ultime stagioni (2,05 nel 2008; 2,25 nel 2009 e 2,23 nel 2010).
Un altro esplicito riferimento è fornito da uno studio - L'impatto del tax credit - condotto dalla Luiss Business School in collaborazione con il Centro Studi Anica, in base ai dati della Direzione Generale Cinema del MiBac, nell'obiettivo di determinare l'effetto incrementale delle misure agevolative sul valore finale degli investimenti. Dal complesso di 413 film italiani prodotti fra il 1° gennaio 2007 e il 31 maggio 2010 è stato selezionato il gruppo di opere con costi sostenuti successivamente al 1° giugno 2008 ma prima del 15 luglio 2009, data di introduzione del credito d'imposta, e il nucleo dei primi 28 progetti realizzati nel periodo di piena operatività del sistema di incentivazione e per i quali - al 31 maggio 2010 - era stata completata la procedura di compensazione.
Attraverso il confronto dei due campioni (tavola 36), si ricava una differenza media nel costo totale di circa 1,3 milioni di euro, pari al 22,23% del costo totale medio del campione di 28 titoli prodotti a strumentazione già attivata. Risultati simili valgono per i cosiddetti input-side, ossia gli effetti generati negli ambiti direttamente collegati al core business: i costi per l'acquisto di beni e servizi finalizzati alla realizzazione dei progetti presentano un differenziale aggiuntivo del 22,16%, mentre il valore specifico dei contributi sociali sale addirittura a un terzo (34%) del totale.


Dal momento che il tax credit per la produzione consente alle imprese di compensare fino al 15% del budget totale di lavorazione, si desume che le società beneficiarie hanno investito più risorse di quelle che l'erario ha loro messo a disposizione: in media per un importo di 427,1 mila euro a titolo, corrispondente al 7,23% di diffusione fra la quota aggiuntiva del 22,23% del costo totale e l'aliquota di retrocessione del 15% sulle imposte nominalmente dovute.
Per definire ulteriormente la proattività del regime fiscale introdotto, sono stati ponderati anche gli effetti indiretti - definiti input-outside - sulle altre componenti della filiera filmica, mettendo a raffronto (con la cosiddetta procedura di matching) campioni omologhi di film prodotti con o senza il ricorso agli incentivi46.

In merito alla funzionalità del tax credit indirizzato ad attrarre la produzione di film stranieri, la stessa ricerca ha esaminato otto opere estere realizzate in Italia, per un investimento complessivo sul territorio di circa 49 milioni di euro (rispetto a un budget globale di 226 milioni), 16 dei quali assorbiti dal costo del lavoro e 28 dall'acquisto di beni e servizi. In qualità di costi eleggibili, i 49 milioni di risorse investite determinano un tax credit teorico,qualora fosse stato completamente compensato in corso d'opera, pari a 12 milioni. Secondo quanto riconosciuto dalle case produttrici d'oltre confine - e in particolare per quanto riguarda i due titoli più impegnativi, gli statunitensi The Tourist e The American girati rispettivamente il primo a Venezia, il secondo a Roma e in provincia de L'Aquila - la scelta di set, teatri di posa, stabilimenti e services italiani è dipesa essenzialmente dalla disponibilità di un credito d'imposta ritenuto fra i più competitivi in Europa47.
Rispetto a quelli apportati dalla produzione domestica, gli investimenti conferiti dalle lavorazioni straniere possono essere considerati del tutto incrementali per un valore aggiuntivo, nell'economia del cinema nazionale, corrispondente a 37 milioni di euro (49 di costi meno 12 di credito d'imposta). Mette conto sottolineare, inoltre, che a fronte dei 12 milioni di euro eventualmente "retrocessi" sotto forma di tax credit, l'erario si trova a ricevere - in virtù dei 28 milioni spesi in beni e servizi dalle stesse produzioni estere - 5,6 milioni di euro dalla relativa riscossione dell'Iva e altri 8,4 milioni (calcolando un'aliquota conservativa del 30%) dall'imposizione fiscale sul reddito Irpeg, per un introito complessivo di 14 milioni e pertanto con un saldo di cassa contestualmente positivo per almeno 2 milioni.

44Le disposizioni istitutive di tax credit e tax shelter sono contenute nella legge numero 244 (legge finanziaria) del 24 dicembre 2007. Alle prime disposizioni applicative è dedicato il decreto ministeriale del MiBac del 7 maggio 2009. Il decreto di autorizzazione della Commissione Europea (numero 673/08) è del 22 luglio 2009. Le ultime norme di regolamentazione sono state emanate da parte del MiBac con il decreto ministeriale del 28 gennaio 2010.
45La via italiana al tax credit e al tax shelter per il cinema, a cura dell'Osservatorio dello Spettacolo del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, marzo 2011)
46In economia, le stime degli impatti economici comportano analisi complesse, con l'adozione di modelli input-output derivati sostanzialmente dalla teoria originaria - dedicata all'analisi del commercio internazionale - di Wassily Leontief (1905-1999; di famiglia russa, nato a Monaco di Baviera ma cresciuto a San Pietroburgo e trasferitosi a 25 anni negli Stati Uniti), docente a Harvard e New York, insignito nel 1973 del premio Nobel per l'economia.
47Un'esemplificazione dei benefici fiscali a vantaggio dei film stranieri con lavorazioni in Italia è contenuta nella presentazione Fiscal Benefits for Foreign Films Shot in Italy, a cura dell'Anica e dell'Italian Trade Commission all'International Film & Tv Finance Summit di Los Angeles (8-9 marzo 2010).

 

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