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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 2 - Il ciclo degli investimenti
Per il consolidamento dei valori patrimoniali

In economia aziendale gli investimenti vengono definiti in vario modo: indotti, ad esempio, quando si verificano per riflesso di variazioni della congiuntura economica; finanziari se l'impiego si risolve in un apporto o in una partecipazione di tipo monetario; in capitale fisso per l'acquisizione o la qualificazione delle strutture immobiliari; operativi nei casi in cui riguardano l'attività produttiva, le strategie di mercato e le politiche commerciali; in ricerca e sviluppo qualora siano destinati all'innovazione; in beni strumentali relativamente alla sostituzione o all'aggiornamento della dotazione di impianti, macchinari e attrezzature. In un settore industriale integrato come quello cinematografico, il ciclo degli investimenti trova in ogni comparto varie corrispondenze, anche in merito a natura, origine e provenienza (pubblica o privata, estera o nazionale, diretta o indiretta, autonoma o interna che sia) delle risorse utilizzate.
Un'altra importante area di impieghi riguarda i cosiddetti investimenti di capitali, ossia quelli destinati ad accrescere i valori patrimoniali delle imprese, con operazioni che investono essenzialmente la struttura societaria. Le relazioni dei bilanci aziendali registrano ogni anno, in questo ambito, centinaia di interventi - a monte della mission istituzionale e concreta di realizzare o vendere il prodotto film - che in proiezione differita vanno comunque a riflettersi sulle potenzialità e capacità competitive degli operatori, alimentando l'attività complessiva delle società.

LE OPERAZIONI SOCIETARIE E DI BORSA
L'operazione societaria più significativa del 2010 consiste senza dubbio nell'acquisto per 62 milioni di euro del 30% delle azioni di Rainbow, la casa di animazione fondata da Iginio Straffi, da parte della casa di produzione Nickelodeon, controllata dalla divisione Mtv Networks International, subholding della conglomerata di comunicazioni statunitense Viacom, cui fanno capo fra centinaia di imprese anche le compagnie cinematografiche Paramount Pictures, Marvel Studios e DreamWorks Pictures. A cedere le loro quote sono stati due soci storici di Straffi (mentre è rimasta con il 2% Prima Tv di Tarak Ben Ammar): Lamberto Pigini, l'anziano sacerdote-imprenditore detentore del 18% che ha sostenuto il creatore delle sei fatine Winx fin dagli esordi, e Giuseppe Casali, industriale, grafico e produttore di strumenti musicali, possessore di un pacchetto del 12%. La loro uscita dal capitale era peraltro già prevista nel progetto di collocamento dell'impresa al segmento Star della Borsa, coltivato per quasi tre anni e messo poi in stand-by di fronte al protrarsi del contrastato andamento delle quotazioni.
L'investimento di Mtv Networks, gruppo con 368 milioni di euro di ricavi guidato dal chief executive officer italo-americano Pierluigi Gazzolo, ne rappresenta una valida alternativa. Oltre ad avere accreditato per Rainbow una valutazione equity di 206 milioni a fronte del suo fatturato annuo di 60 milioni di euro per un utile di 10, ha apportato infatti le risorse necessarie a sostenere il lancio sui mercati internazionali della terza e quarta serie tv in 26 puntate delle fatine; a finanziare la produzione già in cantiere delle due successive e di un nuovo film (Paramount si era già assicurata i diritti di distribuzione con un accordo che prevede la programmazione in 3 mila sale del circuito Usa, opportunità concessa in tutta la storia del cinema italiano solo a La vita è bella di Roberto Benigni); e soprattutto ad aprire le porte del mercato Usa (che rappresenta in valore il 50% di quello mondiale)
ai prodotti di merchandising legati alle fatine.
Mediaset, quotata in Borsa, ha da parte sua impiegato, attraverso la subholding Rti, 48,3 milioni per acquisire l'ultima quota detenuta da terzi in Med Due, società detentrice delle partecipazioni totalitarie di Medusa Film e Taodue Film. L'investimento ha avuto come beneficiari Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, fondatori e tuttora responsabili operativi di Taodue, nonostante l'operazione abbia concluso la loro graduale uscita dall'azionariato della società (possedevano alla pari di Mediaset il 50%), cominciata nel 2008 in concomitanza con il varo di alcuni progetti di particolare impegno finanziario, a partire proprio dall'avvio - a fianco della realizzazione di tv movies - di quella produzione cinematografica che da Il grande sogno di Michele Placido a Cado dalle nubi e Che bella giornata di Checco Zalone (leader 2011 di incassi e primatista assoluto nella storia del box office italiano) ha segnato per l'azienda uno sviluppo tanto grande quanto rapido. Med Due subito dopo è stata fusa per incorporazione e ora Taodue e Medusa Film dipendono direttamente da Rti. Un processo analogo si è verificato nel perimetro della holding Ieg-Italian Entertainment Group, di cui sono azionisti i fratelli Diego e Andrea Della Valle, Aurelio De Laurentiis, Luigi Abete e la famiglia Haggiag. Nel 2008 il gruppo aveva concesso un prestito obbligazionario da 4 milioni di euro a Filmmaster Group, leader nella produzione di video e spot pubblicitari, con l'impegno di convertirlo in titoli entro due anni. Seppure con alcuni mesi di ritardo la scadenza è stata rispettata e Ieg è entrato nel capitale di Filmmaster (6 milioni di fatturato) con una quota del 40%, trasferendo nel contempo al fondatore Sergio Castellani e agli altri soci dell'azienda - che ne conservano la gestione - azioni proprie pari al 4%. Con questo investimento Ieg, che controlla anche Cinecittà Studios, K-events, Cinecittà World e Cinecittà Digital Factory con ricavi complessivi per 50 milioni di euro, è entrato nel mercato dei contenuti e valuta l'opportunità di estendere la produzione a progetti di respiro più ampio.
Un altro trasferimento di titoli infragruppo avvenuto nell'ultima stagione riguarda la società Prima Tv, che nell'ambito della holding Quinta Communications controllata dall'imprenditore franco-tunisino Tarak Ben Ammar possiede tramite la collegata Imperium la maggioranza della casa cinematografica Eagle Pictures. Al fine di dotare la stessa Imperium di risorse fresche per sostenerne l'attività, Quinta Communications ha investito 20,72 milioni di euro, rilevandone con il 67,4% del capitale la maggioranza. Si tratta di pochi casi. Significativi per la rilevanza dei quattro gruppi societari che ne sono protagonisti, ma in particolare per i valori corrisposti (oltre 135 milioni di euro), funzionali a sottolineare la dimensione che queste operazioni assumono nei conti economici di tutte le realtà aziendali che compongono il settore, comprese quelle minori e per questo oggettivamente troppe per trarre dai rispettivi bilanci uno specifico rendiconto complessivo.
Più importanti ancora di quelli di natura puramente patrimoniale e finanziaria, sono tuttavia i riflessi che gli impieghi di queste risorse proiettano - come convalidano gli esempi - sulle imprese: ne condizionano le prospettive e potenzialità di sviluppo, agiscono sulle loro effettive capacità di stare sul mercato e finiscono per influenzare la stessa attività operativa. Rientrano fra gli investimenti di capitali anche le risorse impiegate nella costituzione di nuove società, come le ultime case di produzione nate in ordine di tempo: Rosa Film, dei fratelli Rosario e Beppe Fiorello, e Buddy Gang, costituita dalla Buddy Film di Paolo Calabresi Marconi e Alessio Gramazio (specializzata in video e spot pubblicitari) con la partecipazione al 25% del regista Alessandro D'Alatri e al 5% del suo storico aiuto Bernardo Barilli, entrate già in attività con budget di 1 milione di euro per la realizzazione di due titoli.

LA DIVERSIFICAZIONE E IL LANCIO DI NUOVE INIZIATIVE
Come insegnano da oltre 50 anni le majors di Hollywood, ogni risorsa scaturita dalle sale e impiegata per sfruttare in qualsiasi modo la carica immaginifica dei film, e del cinema in generale, torna alla fine del ciclo di investimenti negli studios per riportare nelle sale altre nuove opere, se possibile ancora più evocatrici delle precedenti. È una best practice che i gruppi multimediali leader dei mercati internazionali delle comunicazioni e dell'intrattenimento hanno appreso presto, inglobando tutte le majors e decine di sorelle minori. Perché a fare da traino all'offerta di contenuti di tante piattaforme digitali e satellitari e a sollecitare la domanda per altre svariate forme di business (come i parchi di divertimento ideati da Walt Disney, i tour negli studios e sulle locations più famose o i giocattoli legati ai protagonisti dei cartoons, più altri numerosi collaterals) c'è sempre la forza rappresentativa delle storie e delle immagini lanciate sugli schermi.
Come gli investimenti di capitali, anche quelli cosiddetti addizionali - destinati dalle imprese di cinema alla diversificazione di prodotti e mercati o all'ingresso in nuove aree di attività più o meno attinenti al core business - possono essere considerati alternativi soltanto in apparenza.

Parchi a tema.
Mentre ha portato a compimento il progetto della sua nuova factory di Loreto per 130 persone, su cui ha investito quasi 10 milioni di euro, la Rainbow di Iginio Straffi si è ad esempio associata ad Alfa Park, leader italiano dei parchi a tema e controllato dal gruppo Draco del finanziere e immobiliarista Mario Dora, per realizzare il nuovo parco divertimenti Rainbow MagicLand di Valmontone, alle porte di Roma. Esteso su un'area di 600 mila metri quadrati, dei quali 50 mila coperti, con 35 attrazioni, due teatri e un palaghiaccio per le esibizioni dal vivo, 28 punti di ristorazione e parcheggi per 5.500 veicoli, è costato quasi 300 milioni di euro. I due soci vi hanno immesso 150 milioni di proprie risorse (15 da parte di Rainbow che detiene il 10% delle azioni, con l'impegno a salire al 20%); 115 sono derivati da un finanziamento a lunga scadenza di un pool di 10 banche guidato da Mcc-MedioCredito Centrale di UniCredit; altri 45 in leasing. Modulata sul business plan di Disneyland, la nuova struttura consente a Rainbow un'ulteriore evoluzione degli eventi e degli show dal vivo - come Winx on Ice - che vestono i panni delle sei omonime fatine.
Analogo appare il caso di Cinecittà Studios di Ieg-Italian Entertainment Group, che sta costruendo un parco a tema cinematografico (model business di riferimento è quello di Universal) sulla via Pontina nella zona degli ex Dino Studios, metà del quale dovrebbe essere aperta al pubblico entro il 2012, mentre il completamento è previsto per il 2014. Il piano d'investimento comporta fino alla conclusione del parco - con la creazione di 2.500 posti di lavoro a fronte dei 2 mila della struttura di Valmontone - un apporto complessivo di 500 milioni di euro, in gran parte finanziato da un pool di istituti di credito e fondi di private equity.

Studi e teatri di posa. Intanto, la società presieduta da Luigi Abete ha varato il progetto di riqualificazione di un'ampia area inutilizzata (due ettari) di Cinecittà, sulla romana via Tuscolana e prospiciente via Lamaro, tuttora di proprietà di Cinecittà Luce SpA insieme con i terreni su cui sorgono gli insediamenti ceduti anni fa alla stessa Cinecittà Studios e che fanno parte del patrimonio "ereditato" nel momento in cui è subentrata all'ex Cinecittà Holding. Il progetto prevede un nuovo grande teatro di posa, uffici di produzione, servizi di ospitalità per gli staff al lavoro negli studi e la creazione di un distretto multimediale dedicato alle piccole e medie imprese del settore, laboratori di sviluppo, centri di ricerca e formazione. Nel quadro della futura joint venture pubblico-privata, il piano di sviluppo è basato su un investimento per circa 100 milioni di euro a carico di Ieg Group (a fronte del conferimento dell'area da parte di Cinecittà Luce) attraverso un'operazione di project financing.
Anche Einstein Multimedia, casa di produzione dedicata ai tv movies e fondata nel 1994 da Luca Josi e Andrea Olcese, è impegnata nella realizzazione di un nuovo centro di produzione e lavorazione nell'area industriale di Termini Imerese, su una superficie di 14 mila metri quadrati, costituito da uno studio di 4 mila metri (fra i più estesi d'Europa, maggiore del Teatro 5 di Cinecittà e dello Studio 20 di Cologno Monzese) e altri quattro teatri di posa con i connessi laboratori di produzione e post-produzione. Nella struttura, denominata Med Studios e progettata dall'architetto Massimiliano Fuksas, sono investite risorse per 13,5 milioni di euro - 10 per gli stabilimenti, completati nell'arco di un solo anno, e 3,5 destinati alla dotazione delle attrezzature tecniche - con un finanziamento al cui reperimento ha apportato un contributo determinante la finanziaria pubblica Invitalia (ex Sviluppo Italia) in tre diverse forme e parti: concessione di un mutuo decennale a tasso agevolato; contribuzione a fondo perduto; quota di partecipazione al capitale della società di gestione Med Studios.
Un altro recente start-up di tenore del tutto diverso è stato promosso invece da Cattleya - in accordo con il partner azionario Universal Pictures e di joint venture Focus Features International - fondando Think | Cattleya, che segna l'ingresso della società romana nella produzione di video promozionali e spot pubblicitari, area in cui - come noto - la quasi totalità dei filmati è realizzata a firma di registi cinematografici.

L'ACQUISIZIONE DI DIRITTI
Se si dovesse individuare l'autentico filo conduttore in nome del quale si usa il termine di filiera cinematografica, non si potrebbe che fare riferimento ai contratti di licensing e alla compravendita dei diritti di sfruttamento delle opere. Sono il vero collante che sottostà alla rappresentazione del cinema quale settore integrato (pur nella naturale contrapposizione degli interessi specifici di chi opera in un comparto piuttosto che in un altro); la moneta di scambio che regola i reciproci affari sul mercato domestico così come su quello internazionale; elemento su cui si fonda la sostenibilità economica e di cui si nutre la gestione finanziaria delle imprese.
I principali investitori sono le società di distribuzione e tutti gli operatori che diffondono i film sulle diverse piattaforme, a partire dai network televisivi, che costituiscono storicamente con l'esercizio i principali utilizzatori delle opere e gestiscono un circuito di diffusione altrettanto rilevante sotto l'aspetto economico.

In verità l'acquisto di diritti e licenze può essere considerata un'attività corrente in ambito cinematografico. Ma il ciclo di vita dei film arriva a coprire, attraverso i vari canali di diffusione, anche un arco di 48 mesi e i riflessi a bilancio - sui conti economici - si manifestano solo al momento della loro materiale utilizzazione. Per questo i diritti di sfruttamento rientrano fra le immobilizzazioni patrimoniali - quelle cosiddette immateriali o intangibili - da portare a graduale ammortamento di anno in anno e sono considerati a tutti gli effetti investimenti. Con la peculiare proprietà di diventare a loro volta strumento per finanziare altri investimenti, prima fra tutti la produzione di nuovi film.
Se contributi pubblici, incentivi fiscali, credito bancario - insieme con product placement e co-marketing in merito a produzione e distribuzione - rappresentano quelle esterne, la titolarità dei diritti apporta in effetti la quota preponderante delle risorse interne con cui le imprese cinematografiche si finanziano, scontando anticipatamente i contratti di prevendita o portandoli a garanzia di mutui e prestiti presso le banche.
La determinazione del valore di queste risorse resta tuttavia limitata a stime complessive. Le società tendono infatti a non distinguere nei bilanci questi asset immateriali da altri, così come la parte di proventi o costi della relativa compravendita scontata in corso d'esercizio da quella legata alla singola occasione di sfruttamento, quale può essere un passaggio televisivo. Molto spesso inoltre, le operazioni di licensing riguardano una pluralità di canali o piattaforme e non si hanno riscontri in merito alla loro reale ripartizione. Quando i contratti prevedono una compensazione complessiva, la prassi più comune eriferita all'analisi storica dei fatturati si risolve in uno schema d'imputazione impostato su parametri proporzionali: 90% per l'utilizzazione da parte delle tv, 9% per quella del canale home video e 1% per l'utilizzo in sala.
Rai e Mediaset, che acquisiscono annualmente diritti per oltre 2 miliardi di euro, nei loro rendiconti parlano ad esempio indistintamente di programmi televisivi e opere cinematografiche, mentre le case di distribuzione indicano di solito solo l'ammontare generale dei ricavi, aggiungendo semmai una suddivisione espressa in valori percentuali di quelli generati dai diritti, senza tuttavia poter risalire ai corrispondenti importi monetari. Le valutazioni sui volumi generati da tutta la filiera restano così problematiche e le stime degli stessi operatori - comprese nella fascia che va da 1,8 a 2,0 miliardi di euro per il 2010 - appaiono relativamente convergenti.

 

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