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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 2 - Il ciclo degli investimenti
L'economia del film italiano

I 141 film realizzati dai cineasti italiani nel 2010 - pari al 3,8% del totale mondiale, al 12,0% della quota europea e al 14,8% di quella strettamente pertinente all'UE, l'Unione Europea dei 28 stati membri - delineano il perimetro di base delle risorse che l'industria cinematografica nazionale genera per il mercato della domanda1.
Attraverso la loro lavorazione e dalla loro produzione scaturiscono tutte le attività dirette e specifiche del comparto, dalle quali derivano poi quelle indirette e indotte del "grande" settore, cosiddetto allargato, che vanno a comporre il mercato dell'offerta cinematografica nel suo complesso macro e in tutte le sue declinazioni2.

Si tratta di un impegno che prescinde in buona parte dall'andamento generale dell'economia, sottoposta fin dal 2008 alla pressione di una violenta quanto estesa crisi finanziaria, perché a differenza di quanto avviene per altri comparti di beni di consumo, il settore non è propriamente ciclico. Stante la necessità di assicurare continuità alla loro azione, legata esclusivamente alla costante realizzazione di prototipi quali sono i film, e nell'impossibilità pratica di attuare eventualmente un sostanziale contenimento dei costi attraverso la riduzione di personale piuttosto che delle spese fisse, alle imprese cinematografiche si impone in effetti la scelta di non deprimere oltre misura il livello dei propri impieghi finanziari di anno in anno. Mentre in altri ambiti imprenditoriali gli effetti di una temporanea sospensione degli investimenti pianificati possono essere limitati a un parziale rinvio nello sviluppo dei prodotti senza compromettere le attività correnti, in cinematografia si tradurrebbero invece nella rinuncia alla realizzazione delle opere e dei progetti programmati in prima uscita per la stagione successiva, compromettendo pertanto l'operatività stessa dell'azienda e
la sua presenza sul mercato.
Se ne ha una prova indiretta dal numero di nuovi titoli presentati nel corso del 2010, superiore a quello dell'anno precedente nonostante un minore apporto della contribuzione statale. Anche il calo delle coproduzioni appare più che compensato dal maggiore interventosul fronte delle produzioni.

La positività del riscontro è semmai attenuata dal conseguente rilievo che una minore cooperazione con società straniere significa anche meno internazionalizzazione e meno confronto del sistema nel suo complesso; inferiori scambi e flussi di capacità e conoscenze con l'estero, ossia con realtà, culture e operatori di altri Paesi3.

1Le quote sono riferite ai soli lungometraggi (3.692), con esclusione dei documentari, in base ai dati elaborati dall'European Audiovisual Observatory di Bruxelles (Marché du film, 2010)..
2Sono le case di produzione domestiche ad alimentare gli altri comparti, compreso quello dell'industria delle materie prime, delle lavorazioni pre e post-produzione e a "fare" il mercato. Senza una produzione nazionale anche i gruppi internazionali che distribuiscono le loro opere in tutto il mondo (le cosiddette majors Warner Bros. Pictures, Universal Pictures, 20th Century Fox, Walt Disney Studios Motion Pictures e Sony Pictures) dovrebbero affrontare altre condizioni per operare - a partire da eventuali contingentamenti nell'importare le loro pellicole come è già accaduto in passato e accade ancora in alcune nazioni - nel rispetto di leggi del mercato che cercano di evitare la formazione di monopoli in maniera sempre più diffusa (con esiti comunque incerti) e di limitare quella di posizioni dominanti; situazioni entrambe che pongono in discussione la tutela e la protezione dell'identità culturale di ogni Paese.
3I film coprodotti registrano anche mediamente nei vari mercati nazionali d'Europa maggiori ingressi e incassi rispetto ai film nazionali, secondo due diversi studi condotti in ambito comunitario: Study on the Economic and Cultural Impact, notably on Co-productions, ofTerritorialisation Clauses of state aid Schemes for Films and Audiovisual Productions a cura del Centro di Ricerche Cambridge Econometrics per la Direzione Generale Informazione, Società e Media della Commissione Europea (Bruxelles, 2008) e The circulation of European co-production and entirely national films in Europe 2001 to 2007 a cura di Martin Kanzler dell'Osservatorio Europeo dell'Audiovisivo per il Consiglio d'Europa (Bruxelles, 2008).

 

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